Questa mattina il Requiem Tedesco op.45 di Johannes Brahms

Un’esperienza umana prima che un semplice ascolto musicale

Stamattina mi sono svegliato con un grande desiderio. Dirò di più, una sorta di “sete”, un’esigenza intima. Ho “sentito” che era la mattina giusta per ascoltare un capolavoro assoluto della Musica Sacra e Corale, uno dei capisaldi della grande Musica tedesca.

Sto parlando del Deutsches Requiem (Requiem Tedesco) op.45 di Johannes Brahms. Cosa sia è presto detto, ma per saperne di più ed in maniera appropriata e filologica e impeccabile dal punto di vista musicologico, leggete qui e soprattutto qui: un capolavoro assoluto di uno dei Maestri imprescindibili, uno di quelli che più passano i miei anni, più sento vicino alla mia condizione (di uno consapevole che sono più gli anni che ha vissuto, e sprecato, che gli anni che avrà ancora a disposizione per vivere…)., e al mio pensiero. Johannes Brahms. E non aggiungo altro. Nomen omen.

Il Requiem Tedesco non è una di quelle composizioni che puoi tranquillamente ascoltare tutti i giorni e che possono funzionare benissimo come musica di sottofondo (larga parte di Mozart, soprattutto le Sinfonie giovanili e i Concerti per pianoforte e orchestra e Mendelssohn, oppure le Sinfonie di Haydn), ci vogliono condizioni, di spirito, disposizione d’animo, particolari. Perché quello del Deutsches Requiem non è un semplice ascolto, ma un’esperienza umana, un’occasione per una perlustrazione in profondo, senza compiacenze, senza alibi, senza protezioni, in te stesso. Per metterti a nudo, interrogarti, porti quelle domande scomode che ognuno di noi cerca di evitare: chi sei? Cosa fai?  Sei contento di te stesso? Che futuro ti aspetta? Cosa hai finalmente deciso di fare, alla tua non più giovane età, della tua vita?

Il Requiem Tedesco, come le straordinarie Variazioni Goldberg per klavier e le Suites per violoncello di Bach, come la Missa Solemnis di Beethoven, le ultime Sonate,D 958, D 959 e D 960 di Schubert, ti inchiodano alle tue responsabilità e non ti offrono vie di fuga, ti costringono a confrontarti con il tuo essere, in quel preciso momento, e se da un lato ti riempiono, data la loro magnificente bellezza, la profondità, la ricchezza estrema di sfumature timbriche, sonore, di incredibili intrecci musicali, dall’altro lato ti svuotano, prosciugano la tua anima, e ti fanno apparire quello che sei. E non è sempre un’immagine gratificante o assolutoria…

Per la mia esperienza musicale di stamattina con il Deutsches Requiem, pur potendo scegliere tra svariate versioni che figurano nella mia ampia collezione di CD brahmsiani,  o tra queste di cui vi consiglio l’ascolto via Youtube, ovvero

Klemperer (con le voci di Elisabeth Schwarzkopf e dell’altrettanto sublime Dietrich Fischer Dieskau)

Karajan

Giulini versione 1

Giulini versione 2

Sergiu Celibidache

Io ho scelto, traendola da un aureo cofanetto di 15 CD, in vendita a 29,90 euro su Amazon, denominato The Concertgebouw Recordings, una struggente versione della Concertgebouw Orchestra di Amsterdam, con le voci di Jo Vincent, soprano e di Max Kloos, baritono, diretta dal supremo Willem Mengelberg.

Chi sia Mengelberg lo potete leggere qui, ma a me Mengelberg piace, oltre che per la sua indiscutibile grandezza di direttore d’orchestra geniale e ispirato (uno dei più grandi di un Novecento che di giganti del podio, mica dei nanetti attuali, è stato pieno) per alcuni aspetti della sua biografia che voglio brevemente ricordare qui:

Quarto di quindici figli di genitori di origine tedesca, Mengelberg nacque a Utrecht nei Paesi Bassi. Suo padre era lo scultore tedesco-olandese Friedrich Wilhelm Mengelberg.

Nel 1895, a 24 anni, Mengelberg fu nominato direttore principale della Royal Concertgebouw Orchestra, succedendo a Willem Kes. Mantenne questo incarico per 50 anni, fino al 1945.

Mengelberg fu l’iniziatore della lunga tradizione mahleriana della Royal Concertgebouw Orchestra. Nel 1902 conobbe Gustav Mahler e strinse amicizia con lui. Mengelberg fu fondamentale per l’introduzione di gran parte del lavoro di Mahler nei Paesi Bassi, e Mahler visitava regolarmente i Paesi Bassi per presentare la sua opera al pubblico olandese. In realtà, ha modificato alcune delle sue sinfonie, mentre si trovava nei Paesi Bassi, rendendo suono migliore per l’acustica del Concertgebouw. Questo è forse uno dei motivi per cui la sala da concerto e la sua orchestra è famosa per la sua tradizione mahleriana.

L’aspetto più controverso della biografia di Mengelberg riguarda il suo comportamento durante gli anni dell’occupazione nazista in Olanda tra il 1940 e il 1945. Alcuni articoli di giornale del tempo diedero l’impressione che egli acconsentisse al veto nazista sulla musica di alcuni compositori. Si è parlato per questo di ingenuità politica in generale, o di una generale cecità verso la critica di tutto ciò che era tedesco, data la sua origine. A causa della cooperazione di Mengelberg con il regime che occupava l’Olanda durante la seconda guerra mondiale, gli fu vietato di dirigere nel Paese dal nuovo governo olandese insediatosi dopo la guerra nel 1945”.

Di quali imbecillità e di demoniaci eccessi possono essere capaci gli zelanti epuratori, di quali crimini, ad esempio quelli orribili compiuti da orde di cosiddetti “vincitori” nel “Triangolo della morte” (leggere qui per cominciare a capire) oppure in Urss e nei Paesi dell’Est, lo sappiamo bene. E anche i libri dell’ormai “maledetto”, da quella sinistra di cui è stato per anni un idolo e parte responsabile, Giampaolo Pansa, ci aiutano a capirlo…

Gli epuratori, come ha ricordato uno splendido articolo di Davide Brullo (consultare l’archivio dei suoi articoli pubblicati su Il Giornale: questo è uno davvero bravo e da seguire) un incontro con Mary de Rachewiltz la figlia di Ezra Pound pubblicato qualche giorno fa, leggetelo qui, sono capaci di questo, ieri e oggi: “dopo dodici anni di reclusione nel manicomio criminale di Saint Elizabeths, Washington, nell’estate del 1958, Pound attracca in Italia, a bordo della «Cristoforo Colombo» “.

E ancora: “Quest’anno scoccano i 45 anni dalla morte di Pound. Il rammarico di Mary si percepisce, vivo come un fuoco, sotto pelle. «Spererei che Mondadori pubblicasse una edizione economica dei Cantos, per rendere più accessibile l’opera di Pound». Invece niente. «Il problema è che per non incorrere nelle accuse di fascismo bisogna sempre mascherare Pound con un involucro sufficientemente grande. Magari parlarne con altri autori, in contesti più ampi». Quando Mary se ne esce, «vorrei fondare una Repubblica poundiana!», ci zittiamo tutti.

Parla piano, con accuratezza. «Pretendo che qualcuno, il governo degli Stati Uniti d’America, un gruppo di Università americane, restituisca a mio padre la personalità giuridica. Dal 1945, quando, senza processo, fu internato al Saint Elizabeths, Pound non ha più riavuto i suoi diritti civili: e cos’è un uomo privo di diritti?». Più che l’ira, la rassegnazione colora il viso di Mary, sulle cui spalle grava un secolo di grande letteratura. Gli ultimi anni di Pound replicano il silenzio – «che equivale a una dichiarazione di non-colpevolezza» – opposto in quel 1945 alle autorità americane”.

E io dovrei essere così imbecille, così politicamente e musicalmente corretto, da preferire un’edizione del compagno Abbado o di Barenboim o di Metha, buoni direttori, ma niente di più, all’edizione di un Grande Direttore che secondo la vulgata comune, e idiota, sarebbe tacciabile di simpatie naziste?

Ma che vadano a scopare il mare! Ascoltare il Deutsches Requiem in questa edizione diretta da Willem Mengelberg è un’esperienza catartica (preciso non nel senso dei “pensieri catartici” del geniale Flavio Oreglio), di quelle che ti purificano e ti restituiscono, speri un po’ migliore, alla vita e a te stesso…

Non dimenticate di leggere anche

Lemillebolleblog  http://www.lemillebolleblog.it/

e Vino al vino http://www.vinoalvino.org/

3 pensieri su “Questa mattina il Requiem Tedesco op.45 di Johannes Brahms

  1. Complimenti Sig. Ziliani per l’interessante articolo e per la scelta del solenne Requiem tedesco di Brahms.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *